Disturbo post-traumatico da stress: come si struttura la trappola e come uscirne

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Un modello strategico per comprendere e superare il trauma

Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) non è semplicemente un ricordo doloroso che persiste. È un’esperienza che cristallizza la persona in un eterno presente di paura, rivissuto attraverso immagini, suoni e sensazioni intrusive. Come psicoterapeuta breve strategico, mi occupo di comprendere i meccanismi che alimentano questa sofferenza e di interromperli con manovre terapeutiche precise.

In questo articolo, esploreremo il funzionamento del disturbo post-traumatico da stress attraverso la lente della terapia breve strategica, identificando le trappole mentali e comportamentali che lo mantengono in vita.

Che cos’è realmente il disturbo post-traumatico da stress?

Secondo il DSM-5, il DPTS insorge in seguito all’esposizione a eventi che implicano morte, minaccia di morte, lesioni gravi o violenza. Tutt, al di là della definizione tecnica, possiamo vedere questo disturbo come la risposta della nostra mente a una ferita profonda, un “fantasma” che irrompe nel quotidiano, interrompendo bruscamente il flusso normale della vita. La persona, pur essendo sopravvissuta all’evento, non si sente mai realmente al sicuro.

Le tre trappole strategiche che cronicizzano il trauma

La ricerca in terapia breve strategica ha individuato specifici tentativi di soluzione disfunzionali che, seppur comprensibili, finiscono per alimentare il problema invece di risolverlo. Ecco come si manifestano più frequentemente.

1. La trappola dell’evitamento e della fuga

La reazione immediata al dolore è spesso allontanarsene. La persona si iper-impegna in attività lavorative, si immerge in distrazioni continue, evita luoghi o situazioni che possano innescare il ricordo. Nel breve periodo, questo sembra funzionare. Ma è come cercare di scappare dalla propria ombra: non appena ci si ferma, essa è ancora lì, più presente che mai. L’evitamento, paradossalmente, conferma alla nostra mente che il pericolo è reale e che va costantemente fuggito, amplificando la paura.

2. La trappola della ruminazione e della condivisione compulsiva

Contrariamente a quanto si pensi, parlare ripetutamente del trauma non sempre è catartico. Spesso, rivangare continuamente l’accaduto con amici, familiari o in gruppi di discussione, può trasformarsi in una trappola. Questo processo di “verbalizzazione compulsiva” non elabora il ricordo, ma lo mantiene vivo e presente, rischiando di creare un’identità basata sul “essere una vittima”. In alcuni casi, si può persino sviluppare una resistenza a guarire, per paura di perdere l’attenzione e il legame sociale costruiti attorno alla condivisione del dolore.

3. La trappola del controllo e della soppressione del ricordo

Quando il dolore è insopportabile, la tentazione è di rinchiuderlo in una cassaforte mentale, cercando di dimenticare o di negare l’evento. Il tentativo di controllare volontariamente i propri pensieri e le proprie emozioni innesca però l’effetto paradossale del “non pensarci”: più si cerca di sopprimere un pensiero, più questo diventa insistente e intrusivo. Il fantasma, imprigionato a forza, trova sempre il modo di riaffiorare in modo destabilizzante, ad esempio attraverso incubi o flashback.

Perché è cruciale occuparsene oggi: la lezione della pandemia

I dati emersi durante e dopo la pandemia di COVID-19 hanno messo in luce un rischio concreto di sviluppo di DPTS su larga scala. Studi condotti sulle precedenti epidemie, come la SARS, hanno stimato tassi di incidenza significativi: fino al 30% tra le persone sottoposte a quarantena. Il personale sanitario e i pazienti guariti sono categorie particolarmente a rischio.

Questi dati non vanno letti come una condanna, ma come un monito per una prevenzione efficace. Il DPTS ha la caratteristica subdola di presentarsi in tutta la sua forza spesso dopo la fine dell’emergenza, quando la tensione cala. Riconoscerne i segnali precocemente è il primo passo per intervenire in modo tempestivo.

Strategie d’uscita: dalla ferita aperta alla cicatrice

Il percorso terapeutico strategico non consiste nel “dimenticare” l’evento, ma nel trasformare la relazione che la persona ha con il ricordo traumatico. L’obiettivo è passare da una ferita aperta e infetta a una cicatrice: un segno che rimane, ma che non fa più male.

Attraverso protocolli collaudati, si guida la persona a:

  • Osservare il trauma da una nuova prospettiva, disinnescando la sua carica emotiva intrusiva.
  • Sostituire i tentativi di soluzione fallimentari (fuga, ruminazione, controllo) con azioni più funzionali.
  • Elaborare l’esperienza in modo che perda il potere di condizionare il presente.

Affrontare il fantasma: un percorso guidato verso la libertà

Superare un trauma non significa cancellare il passato, ma integrare quell’esperienza in una nuova narrazione di sé, più forte e resiliente. Come psicoterapeuta, il mio ruolo è quello di fornire gli strumenti per “dare una voce diversa” a quel dolore, affinché le tue orecchie possano finalmente smettere di ascoltare solo la sua nenia e iniziare a sentire di nuovo la musica della tua vita.

Se riconosci alcuni di questi meccanismi nella tua esperienza o in quella di una persona cara, non aspettare che il fantasma diventi più forte.

Contattami per una consulenza e insieme potremo valutare un percorso personalizzato per riconquistare la tua serenità.

Note

1APA, 2013.
2Cagnoni, F. & Milanese, R., 2009.
3Tan et al., 2020.
4Shah et al., 2020.
5Hawryluck et al., 2004.
6Ehlers et al., 2010.
7Nardone, 2019.

Bibliografia

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  • Cagnoni F., & Milanese, R. (2009). Cambiare il passato. Superare le esperienze traumatiche con la terapia strategica. Milano: Ponte alle Grazie.
  • Ehlers, A., Bisson, J., Clark, D. M., Creamer, M., Pilling, S., Richards, D., … & Yule, W. (2010). Do all psychological treatments really work the same in posttraumatic stress disorder?. Clinical psychology review, 30(2), 269-276.
  • Hawryluck, L., Gold, W. L., Robinson, S., Pogorski, S., Galea, S., & Styra, R. (2004). SARS control and psychological effects of quarantine, Toronto, Canada. Emerging Infectious Diseases, 10(7), 1206.
  • Nardone, G. (2019). Emozioni: istruzioni per l’uso. Ponte alle Grazie.
  • Shah, K., Kamrai, D., Mekala, H., Mann, B., Desai, K., & Patel, R. S. (2020). Focus on mental health during the coronavirus (COVID-19) pandemic: applying learnings from the past outbreaks. Cureus, 12, e7405.
  • Tan, B. Y., Chew, N. W., Lee, G. K., Jing, M., Goh, Y., Yeo, L. L., … & Shanmugam, G. N. (2020). Psychological Impact of the COVID-19 Pandemic on Health Care Workers in Singapore. Annals of Internal Medicine.

Articolo completo

Il disturbo post-traumatico da stress. Funzionamento, rischi e strategie d’uscita
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Dott. Giovanni Albertini
Psicoterapeuta Breve Strategico

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