Burnout: riconoscere le trappole mentali che portano all’”esaurimento”

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Un’analisi strategica per intervenire prima di “bruciarsi”

La sindrome da burnout è molto più di un semplice stress lavorativo. È un processo di logoramento emotivo e psicofisico che porta a un vero e proprio cortocircuito: più ci si sente inefficaci, più si spinge sull’acceleratore, finendo in un circolo vizioso di esaurimento. Come psicoterapeuta breve strategico, osservo come spesso siano le tentate soluzioni messe in atto dalla persona stessa ad alimentare il problema.

In questo articolo, esploreremo il funzionamento del burnout attraverso le sue trappole caratteristiche e le strategie per uscirne, con un focus particolare sul periodo di stress prolungato legato alla pandemia.

Burnout: oltre la definizione, un processo in tre atti

Il termine burnout, che significa letteralmente “bruciato”, fu introdotto in psicologia da Freudenberger1per descrivere il deterioramento dell’impegno e dell’ideale professionale in operatori particolarmente motivati. L’ICD-112lo classifica come una sindrome legata a stress lavorativo cronico, caratterizzata da tre dimensioni chiave:

  • Esaurimento emotivo: la sensazione di non avere più energie, fisiche e mentali.
  • Depersonalizzazione o cinismo: un distacco freddo e negativo verso il proprio lavoro, i colleghi o i pazienti.
  • Ridotta realizzazione personale: la percezione di essere inefficienti e di non raggiungere i propri obiettivi.

Il dibattito sulla sua natura è aperto (c’è chi la vede come una forma di depressione3, ma l’OMS ne riconosce la specificità in ambito lavorativo. Tuttavia, dinamiche simili possono manifestarsi in altri contesti, come nella genitorialità4o nello sport agonistico.

Le tre trappole strategiche che alimentano il burnout

Spesso, il burnout non è causato solo da fattori esterni, ma anche da specifici meccanismi interni, le “psicotrappole5, che ci spingono ad adottare comportamenti controproducenti.

L’idealismo rigido: quando le aspettative diventano un boomerang

Chi è molto motivato e ha principi etici solidi può cadere nella trappola di pretendere che la realtà (e le persone) si conformi alle proprie aspettative. Quando ciò non accade, subentra una profonda delusione e un senso di ingiustizia che minano l’entusiasmo6. La soluzione non è abbassare i propri standard, ma sviluppare una flessibilità pragmatica che permetta di affrontare l’imprevisto senza crollare.

La persistenza rigida: l’errore di aumentare la dose

Di fronte all’aumento dei carichi di lavoro o delle difficoltà, la reazione intuitiva è spesso “impegnarsi di più”. È la logica dell'”aumentare il dosaggio”: se prima funzionava, basta raddoppiare lo sforzo. Questo approccio è come quello di un atleta che, per migliorare, aumenta solo il volume dell’allenamento, rischiando così l’infortunio invece del successo. La persistenza, senza un cambio di strategia, diviene dannosa.

La percezione distorto: sopravvalutarsi o sottovalutare la situazione

Questa trappola ha due facce. Da un lato, la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità di resistenza (“ho superato di peggio, ce la farò”). Dall’altro, la sottovalutazione della portata delle richieste esterne. Il famoso “positive thinking” può trasformarsi in un pericoloso ammonimento a non chiedere aiuto o a non concedersi pause, fino al punto di rottura. Riconoscere i propri limiti non è una sconfitta, ma il primo passo per una gestione realistica delle proprie risorse

Perché il burnout è un rischio reale oggi: i dati del post-pandemia

Parlare di burnout oggi è più che mai attuale. La pandemia da COVID-19 ha creato le condizioni ideali per il suo sviluppo: stress prolungato, confini labili tra vita privata e lavoro, sentimenti di incertezza e, per molti, un carico emotivo e lavorativo aumentato esponenzialmente.

Uno studio spagnolo sugli operatori sanitari ha rilevato tassi di esaurimento emotivo vicini al 60%8. Anche nella popolazione generale, un’indagine pre-pandemica statunitense indicava che circa il 30% dei lavoratori era a rischio8. Questi numeri suggeriscono l’importanza di una prevenzione e di un intervento tempestivi.

Strategie di uscita: dall’esaurimento alla resilienza

Il percorso per superare il burnout non consiste semplicemente nel “staccare la spina”, ma nel modificare i comportamenti e le percezioni che lo alimentano. L’obiettivo è sviluppare una resilienza funzionale10, che non è una qualità innata, ma un insieme di capacità che si possono apprendere.

Un intervento strategico si concentra su:

  • Riconoscere e interrompere i tentativi di soluzione controproducenti (le “psicotrappole”).
  • Ristabilire un confine sano tra impegno professionale e vita personale.
  • Imparare a dosare le energie in modo strategico, come un maratoneta che gestisce il proprio passo.

Riavvistare il fuoco interiore senza bruciarsi

Superare il burnout significa reimparare a governare il proprio “fuoco” interiore – la passione, l’impegno – senza lasciare che divampi fino a consumare ogni risorsa. Significa passare da una teiera che rischia di bruciare a un camino che scalda in modo controllato e duraturo.

Se ti riconosci in alcuni di questi meccanismi e senti che le tue energie sono al limite, non aspettare che la situazione peggiori.

Contattami per una consulenza e insieme potremo definire un percorso per ritrovare equilibrio ed efficacia nel tuo lavoro e nella tua vita.

Dott. Giovanni Albertini
Psicoterapeuta Breve Strategico

Articolo originale pubblicato su Verona Sera. Questa versione è stata approfondita e adattata per il blog del Dott. Giovanni Albertini.

Note

1 Freudenberger, 1974.
2 WHO, 2020.
3 Bianchi et al., 2015.
4 Mikoljaczak, 2020.
5 Nardone, 2013.
6 Ivi, p. 22.
7 De Carlo et al., 2013.
8 Luceño-Moreno et al., 2020.
9 Shanafelt et al., 2019.
10 Nardone et al., 2017.


Articolo originale:
“Se non mi fermo, mi brucio”. La sindrome da burnout: trappole, rischi, strategie.
https://www.veronasera.it/salute/sindrome-burnout-covid19-cosa-rischi-come-psicologia.html
© VeronaSera

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